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PORTOFINO 200 MIGLIA 

      Portofino, 24 agosto 2014

 
Affascinante l’idea di fare una “veleggiata” da Portofino alla Giraglia e poi alla Capraia, alla Gorgona e di nuovo a Portofino – affascinante ma caduta anch’essa di fronte alle follie metereologiche di questa estate peggio che strana.
 
Un piccolo passo indietro: con tanta voglia di rivedere la Giraglia dopo più di quarant’anni Mietta e io abbiamo pensato ad un equipaggio sostanzialmente di dinghisti del Circolo e di loro amici, con in testa il Presidente, scortato dal Consigliere Rainusso, Paolo Ermolli e Sandro Alessi che sono dinghisti ma non (ancora) Soci del CVSML, più un amico di Nicola Rainusso che verrà quanto prima arruolato anche lui al Circolo ed ovviamente Mietta (Socia) e me (Socio dinghista). Un buon gruppo, quindi, più che adatto ad una prova che le previsioni sino ad un paio di giorni prima della partenza facevano presumere di tutto riposo – la maggiore preoccupazione sembrava essere arrivare entro le 50 ore dalla partenza fissate come tempo massimo.
 
Il rapido peggiorare delle previsioni e delle condizioni atmosferica ha consigliato al Comitato Organizzatore di modificare il percorso lungo (ne erano previsti due, oltre a quello descritto sopra vi era la possibilità, da me respinta con sdegnata superiorità, di andare solo sino al Tino e da lì tornare a Portofino), facendo diventare la Gorgona la boa da doppiare prima di rientrare in Tigullio – addio, o meglio arrivederci Giraglia, ma comunque per i regatanti preistorici come me un gradito ritorno al percorso della Coppa d’Oro Franco Monzino.
 
Molto meno gradite le condizioni all’uscita dal porto: scirocco dichiarato, 20 nodi e anche un po’ di più e mare in relazione, per cui prima abbiamo dato la randa e il genova 2 e poi, dieci minuti prima del preparatorio, abbiamo deciso (la decisione in realtà è stata solo mia ma è molto difficile resistere alla tentazione di coinvolgere nella responsabilità per gli errori anche qualcun altro) di prendere una mano, e qui sono cominciati i problemi seri. La borosa si è incastrata, la ralinga anche e la randa non andava più né su né giù, il mio assoluto rifiuto a virare prima che tutto fosse messo a posto – che continuo a considerare non solo una scelta corretta ma l’unica possibile – ha fatto sì che tagliassimo la linea di partenza quasi 14 minuti dopo il segnale (a 15 si è considerati “non partiti”).
 
Scirocco sempre deciso per cui io, vecchia volpe del Tigullio, ho sentenziato che quel vento era lo stesso dalla Spagna sino alla costa occidentale dell’Italia ed ho quindi scelto il bordeggio prevalentemente con mure a dritta; un bordo su Cavi di Lavagna, poi un gancio ad allargare, ancora un bordo mure a dritta verso il Mesco, da qui un po’ più al largo ma non abbastanza per entrare in quel libeccio che chi poco dopo la partenza aveva virato verso il largo si stava godendo da tempo, marciando di bolina larga dritto sulla Gorgona.
 
Noi no, tutta la notte a tirar bordi con vento variabile da 8 a 25 nodi, con tutta randa e i genova che variavano tra 1 e 2; all’alba, dopo aver dissertato su fari e fanali da Genova all’Arcipelago Toscano e alla Corsica, ho informato Nicola Rainusso che l’oggetto fallico di fronte a noi era appunto il faro della Gorgona, isola sulla quale tutti sanno che ci sono solo due fanalini di modesta altezza. Sempre cortese con gli anziani, soprattutto se non più tanto in sentore, Nicola mi ha chiesto allora, se la Gorgona era davanti a noi, cosa fosse l’isola spuntata a 90° sulla nostra dritta, perché a lui non ne risultava una più a nord della Gorgona – infatti quella che aveva avvistato lui era proprio la Gorgona. Purtroppo non tutti gli altri, che erano sottocoperta, dormivano mentre Nicola e io dissertavamo, erano anzi tutti svegli meno Sandro Alessi (circostanza confermata dal fatto che fosse zitto, Sandro tace solo nel sonno e anche lì non proprio sempre), sicché il mio tentativo di sostenere che fosse tutto calcolato e che il fatto di avere, dopo aver virato e preso le mura a sinistra, la prua esattamente sulla Gorgona fosse voluto e non una volgare botta di culo è stata giustamente spernacchiata.
 
Raggiungere l’isola si rivelata impresa quanto mai ardua, seconda solo al doppiarla, perché fare le poche miglia che ci separavano al momento dell’avvistamento ha richiesto tre ore, esattamente come percorrere il miglio scarso della costa meridionale per mettere la prua su Portofino. Il doppiaggio della Gorgona è stato completato quando finalmente è entrata un’arietta da sud-est sui 6/8 nodi; per non rischiare ho fatto tenere il genova sino a quando è stato possibile mettersi in rotta per 350°, e solo allora ho fatto issare lo spinnaker – lo 0.50 ovviamente, con quel ventarello …
 
 
Con lo spinnaker a riva da meno di due minuti ho visto una strana riga bianca che dall’orizzonte arrivava verso di noi molto molto in fretta; con un riflesso da ragazzino, potenza del terrore, ho cacciato un “giù lo spinnaker” che mi hanno sentito anche a Livorno, e per fortuna nessuno dell’equipaggio, nemmeno i perenni contestatori dei miei ordini che sono almeno due (a tutela della pace familiare non ne nominerò nessuno) ha fiatato, sicché quando il ponente che era la causa del biancore ci ha investito a 20 nodi lo spinnaker era già sotto coperta e il genova grande bene a segno.
 
Qui abbiamo avuto le cinque ore più belle di tutta la regata, una bolina larga a 7/8 nodi molto confortevole nonostante il maraglione che si è ben presto formato – la barca aveva sufficiente potenza per non essere infastidita dalle onde, e anche gli stomaci dell’equipaggio non hanno manifestato problemi. Le cose belle, ahimè, non sono fatte per durare, ed infatti arrivati poco oltre l’altezza di Portovenere il vento è sparito, lasciando però il maraglione di cui sopra. Il rollio esasperato portava le vele contro sartie e crocette in continuazione, gli stomaci hanno cessato di essere a ‘lor bellagio’, il tracker dato in dotazione dall’organizzazione ci diceva che il penultimo era 20 miglia davanti a noi, dopo una veloce consultazione ho avvisato Marco Cimarosti che stavamo per accendere il motore e così abbiamo fatto, ritirandoci.
 
Domenica sera premiazione a Portofino, con Nair splendido vincitore con un margine di tre ore e mezza sulla seconda classificata del percorso lungo; a rendere meno aspra la delusione di non essere nemmeno arrivato nella lotteria sono stato, credo per la prima volta nella mia vita, baciato dalla buona sorte perché mi è arrivato il ciclomotore che costituiva il premio più importante! Propositi per il futuro? Se la veleggiata continuerà, come è auspicabile, il Tomira tornerà senz’altro, con la speranza che lo skipper tragga grandi vantaggi dall’esperienza di quest’anno sia per come e quando è opportuno fare certe manovre che sulla strategia da adottare; per momenti più prossimi il Bart’s bash il 21 settembre (è un’iniziativa molto meritevole, tutti i dettagli si trovano sul sito del Circolo Nautico Rapallo, http://www.circolonauticorapallo.it), la Coppa Dallorso il 4 e 5 ottobre e poi l’amatissimo Campionato Invernale del Tigullio, ça va sans dire sempre con un equipaggio di dinghisti del CVSML!
 
TOTI

 

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